Villa Castelnuovo, Il Sogno Dei Cottone E La Passione Per I Cavalli

da | Apr 8, 2025 | Storia e Cultura | 0 commenti

Nel cuore della Piana dei Colli, tra i profumi della macchia mediterranea e il respiro lungo della storia nobiliare palermitana, sorge una delle ville più affascinanti e meno conosciute del capoluogo siciliano, Villa Castelnuovo. Oggi la si attraversa quasi distrattamente, tra un ingresso laterale e la mole dello stadio Barbera che le ruba la scena. Ma dietro quel parco, quei padiglioni neoclassici e quelle scuderie ormai riconvertite, si nasconde una storia che parla di cultura, agricoltura e cavalli. E di una famiglia illuminata: i Cottone, principi di Castelnuovo.

Villa Castelnuovo non nacque come luogo agricolo, ma come residenza estiva di prestigio. Fu il principe Gaetano Cottone, nella seconda metà del Settecento, a farla costruire secondo i canoni neoclassici del tempo, seguendo il gusto dell’aristocrazia palermitana che in quegli anni eleggeva la Piana dei Colli a buen retiro cittadino. Fontane, colonne doriche, giardini, verzure. Ma è con il figlio Carlo, figura centrale del Risorgimento siciliano, che la villa cambia volto e funzione.

Carlo Cottone non fu soltanto un nobile illuminato. Fu un politico coraggioso, uno dei principali promotori della Costituzione siciliana del 1812, ma anche un uomo profondamente legato alla terra. Convinto che il progresso passasse attraverso l’educazione e la razionalizzazione agricola, trasformò la tenuta in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto.

Nacque così l’Istituto Agrario di Castelnuovo, una scuola per formare giovani agricoltori e tecnici, anticipando di quasi due secoli la cultura della sostenibilità rurale. La sua fu un’opera concreta, destinata a lasciare un segno profondo nella storia di Palermo.

Vista Dall'Interno Dell'Istituto Agrario di Villa Castelnuovo a Palermo

Dentro questo modello educativo, i cavalli avevano un ruolo fondamentale. Lontani dall’immaginario romantico delle carrozze e delle passeggiate nobiliari, i cavalli di Villa Castelnuovo erano parte integrante del lavoro nei campi. Le stalle, le scuderie e il maneggio erano elementi essenziali di quel sistema agricolo dove l’addestramento equino era funzionale alla didattica, oltre che alla gestione concreta della tenuta. L’edificio complessivo della villa era pensato per utilizzare ogni spazio in modo funzionale, educativo e pratico.

Nel parco, infatti, sorgeva un’area dedicata al lavoro con i cavalli, una struttura pensata per il movimento, la formazione, l’allevamento. Qui si insegnava a gestire l’animale non solo per il trasporto o la trazione, ma come parte viva dell’economia agricola dell’epoca. Un’idea avanzata, coerente con la visione innovativa di Carlo Cottone, che considerava il cavallo non solo simbolo di status, ma strumento di emancipazione sociale e tecnica.

Oggi, quella stessa area ha trovato nuova vita grazie al Club Ippico Siciliano, che mantiene viva la vocazione equestre del sito. Dove un tempo si allevavano cavalli da tiro e si formavano agricoltori, oggi si formano giovani cavalieri, si accompagnano bambini e ragazzi in percorsi educativi e si trasmette l’amore per l’equitazione in un ambiente sereno e accogliente. Non è un caso che il maneggio moderno sorga proprio lì, tra le vestigia neoclassiche della villa e le tracce di un passato agricolo che, con un po’ di attenzione, è ancora leggibile.

Il parco è oggi sede di diverse attività culturali e sportive. Tra queste, spicca il Teatro di Verdura, un suggestivo spazio all’aperto ricavato all’interno del giardino, dove durante l’estate si tengono concerti, spettacoli e rappresentazioni teatrali. Anche questo è un frammento dell’opera più grande: quella di dare nuova funzione e dignità a un luogo storico.

Villa Castelnuovo è, a tutti gli effetti, un luogo della memoria. Ma è anche un esempio di come un’idea nobile – nel senso più ampio del termine – possa attraversare il tempo, trasformarsi, adattarsi e continuare a vivere. Chi oggi decide di visitare il maneggio, il teatro o semplicemente il giardino interno, si trova inconsapevolmente tra le ombre di una opera che nasceva non solo dal privilegio, ma da un autentico volere di cambiamento. Perché se oggi sentiamo il rumore degli zoccoli su quella terra battuta, è perché qualcuno, oltre due secoli fa, aveva capito che un cavallo non è solo un animale elegante, ma un compagno di lavoro, di apprendimento e di civiltà.

Chi era Carlo Cottone, il principe che sognava la rinascita della Sicilia

Carlo Cottone nacque a Palermo nel 1769, in un’epoca attraversata da profondi sconvolgimenti politici e sociali. Appartenente a una delle famiglie aristocratiche più influenti della Sicilia, i Cottone, principi di Castelnuovo e marchesi di Villahermosa, ricevette un’educazione raffinata, fondata sul pensiero classico e sull’apertura ai nuovi ideali dell’Illuminismo europeo. Ma a differenza di molti nobili suoi contemporanei, Carlo non si accontentò di un’esistenza dorata nei salotti palermitani. Scelse invece di impegnarsi in prima linea per il futuro della sua terra, diventando uno dei protagonisti più lucidi e appassionati del riformismo siciliano del primo Ottocento.

Fu proprio questo spirito moderno e ribelle a spingerlo verso la politica. Deputato del Parlamento siciliano, Carlo Cottone fu uno dei principali artefici della storica Costituzione del 1812, ispirata ai modelli inglese e americano, in cui si affermavano per la prima volta in Sicilia principi come la separazione dei poteri, la limitazione dell’assolutismo regio e la valorizzazione del ruolo del Parlamento. In un contesto dominato ancora dal potere borbonico e dal feudalesimo latifondista, quelle idee apparivano rivoluzionarie. Eppure, per Carlo non si trattava solo di riforme legislative: era in gioco una visione più ampia, che riguardava l’identità e il riscatto di un popolo.

Deluso però dalla restaurazione che seguì la breve stagione costituzionale, e profondamente amareggiato per il fallimento delle sue battaglie, Cottone si ritirò a vita privata. Ma il suo impegno non si spense. Anzi, prese una nuova forma, forse ancora più concreta. Trasformò la sua villa di villeggiatura, la splendida Villa Castelnuovo nella Piana dei Colli, in un laboratorio agricolo e culturale all’avanguardia. Qui, immerso tra aranceti, stalle, vigneti e padiglioni neoclassici, concepì un progetto pionieristico: fondare il primo Istituto Agrario di Sicilia, aperto ai giovani di ogni estrazione sociale, per formare una nuova generazione di tecnici, agricoltori e cittadini consapevoli. Un’idea straordinariamente moderna, in un’epoca in cui la formazione tecnica era ancora un privilegio per pochi.

Il maneggio e l’allevamento dei cavalli facevano parte integrante di questo progetto. Non erano solo strumenti per il lavoro nei campi, ma elementi fondamentali della visione di Carlo, che vedeva nella terra, nell’uomo e nell’animale un sistema armonico da valorizzare con competenza, studio e innovazione. Le stalle, le scuderie e le aree di addestramento all’interno del parco della villa erano spazi didattici, oltre che funzionali. Il cavallo, nella sua visione, rappresentava tanto la forza del lavoro quanto l’eleganza del sapere pratico.

Carlo Cottone morì nel 1829, senza vedere compiuta l’opera a cui aveva dedicato gli ultimi anni della sua vita. L’Istituto Agrario fu inaugurato quasi vent’anni dopo, grazie all’impegno di amici e sostenitori come Ruggero Settimo. Ma il suo lascito, morale e culturale, continua a vivere. Villa Castelnuovo, pur tra alterne fortune, conserva ancora oggi le tracce di quel sogno: un luogo dove la nobiltà non era solo questione di sangue, ma soprattutto di pensiero, responsabilità e visione.



Il maneggio nella villa e il Club Ippico Siciliano oggi

Passeggiando oggi tra i viali alberati che attraversano quel che resta dell’antico parco di Villa Castelnuovo, è facile lasciarsi sfuggire i segni della sua origine agricola e didattica. Ma chi osserva con attenzione, chi conosce la storia, riesce ancora a leggere tra le linee del paesaggio le tracce di un passato in cui cavalli, uomini e terra condividevano uno stesso destino. Le antiche stalle, i padiglioni rustici, i piazzali battuti dal sole erano parte integrante di un sistema agricolo in cui il cavallo era protagonista non solo del lavoro, ma anche della formazione e della cultura.

foto dei viali di villa Castelnuovo

In questo contesto, il maneggio storico non era un’aggiunta marginale. Era il cuore pulsante di un progetto che vedeva nell’equitazione un atto di consapevolezza, disciplina e armonia. I giovani che studiavano all’Istituto Agrario imparavano a lavorare la terra, ma anche a rispettare gli animali che ne erano parte essenziale. I cavalli venivano allevati, curati, addestrati e impiegati nei campi, ma anche nei percorsi formativi che anticipavano – con incredibile lungimiranza – i valori dell’educazione moderna.

Oggi, quel rapporto speciale tra cavalli e formazione trova nuova vita nel Club Ippico Siciliano, che sorge proprio all’interno dell’antica tenuta, tra le architetture neoclassiche della villa e gli alberi centenari del parco. Il CIS non è solo un maneggio, ma un centro vivo e dinamico in cui si coltiva ogni giorno l’amore per il cavallo, attraverso l’equitazione sportiva, l’avviamento per bambini e ragazzi, i percorsi di riabilitazione e di crescita personale. In un luogo carico di memoria, si torna a dare voce a una tradizione che non è mai stata solo sport o passatempo, ma cultura, rispetto e passione.

La presenza del maneggio moderno in questo contesto non è una semplice coincidenza. È il segno di una continuità ideale. Quello che Carlo Cottone aveva intuito più di due secoli fa – che il cavallo può educare tanto quanto un maestro, che l’ambiente può formare tanto quanto un’aula – continua oggi a vivere nel quotidiano impegno degli istruttori, dei giovani atleti, delle famiglie che attraversano il cancello del CIS con gli stivali impolverati e gli occhi pieni di entusiasmo.

In un tempo in cui tutto corre veloce, il Club Ippico Siciliano custodisce e tramanda, senza retorica, il valore di una relazione antica e profonda tra l’uomo, il cavallo e la terra. Proprio come un tempo, a Villa Castelnuovo.

Se vuoi scoprire da vicino i cavalli che oggi vivono e lavorano all’interno del maneggio, conoscere le loro storie, le caratteristiche e l’ambiente in cui vengono accuditi ogni giorno, ti invitiamo a visitare la pagina Scuderia. Un luogo autentico, fatto di cura, pazienza e passione, dove il legame tra uomo e cavallo continua a rinnovarsi, nel solco di una tradizione che non ha mai smesso di guardare al futuro.

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